Discriminazione, pregiudizio e meccanicità

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Body shaming, razzismo, sessismo etc. etc.; in una parola: discriminazione.

Al di là di quello che, come appare sempre più evidente, sta diventando una moda o, in molti casi un modo per acquisire notorietà, fama o denaro, quello della discriminazione è un fenomeno che va analizzato per bene.

Partiamo, come spesso faccio, dall’etimologia: discriminare deriva dal latino e significa, letteralmente “ciò che serve a separare” nel senso di ciò che ci permette di scegliere. In italiano si usa spesso il termine “indiscriminato” per intendere ad esempio un comportamento scellerato, senza discernimento, che tocca tutti senza scelta (indiscriminatamente).

La capacità di discriminare è quindi la capacità di scegliere. Senza discriminazione, non vi è possibilità di scelta perchè non vi è modo di separare una o più parti da altre.

Lasciamo perdere per il momento la questione della scelta che prevede la presenza dell’individuo e non dell’essere meccanico, altrimenti non c’è proprio nessuna scelta ma semplicemente l’illusione di essa nel momento in cui si risponde meccanicamente ad uno stimolo. Quello che conta è che, ancora una volta, un termine completamente neutro (anzi, un termine che indica la capacità positiva di distinguere tra un aspetto ed un altro) viene usato esclusivamente in senso negativo. La lingua italiana è estremamente complessa, complicata e completa. Usarla propriamente implica lo studio e l’approfondimento di essa. Tuttavia risulta evidente come la dilagante ignoranza abbia come prima vittima proprio la lingua parlata, ormai decisamente lontana da qualunque reale proprietà nel suo utilizzo.

Detto questo, quello che oggi si intende con il termine discriminazione non ha nulla a che vedere con il discernimento quanto con la disparità di trattamento sulla base di fattori razziali o di preferenze sessuali o di genere.

In realtà quindi stiamo parlando di qualcosa che è figlio diretto della meccanicità umana: il pregiudizio. Per pregiudizio intendiamo un giudizio emesso prima del manifestarsi di una qualunque condizione oggettiva. Ad esempio la frase “gli italiani sono un popolo di mammoni” (che spesso si sente all’estero), è un pregiudizio perchè chi lo contiene crede di sapere questa cosa degli italiani anche se non ne conosce nemmeno uno.

Il pregiudizio è quindi figlio diretto dell’inconsapevolezza e della meccanicità dell’essere umano la cui mente ha bisogno di incasellare qualunque nuova esperienza all’interno del proprio schema cognitivo già presente. Come sappiamo la de-mente ordinaria sceglie sempre il percorso di minor resistenza o fatica ed è decisamente più conveniente incasellare un concetto all’interno di uno schema esistente piuttosto che svilupparne uno nuovo “ad hoc”.

Oggi la discriminazione viene portata sempre più alla luce e condannata, ovviamente con i mezzi trogloditici a disposizione dell’essere umano. Ma la realtà è che non si può usare la legge per cambiare un sistema di pensiero, perchè con la legge, al massimo  (e solo se il legislatore è in gamba, al pari degli ufficiali deputati alla sua applicazione), cambierai forse un comportamento ma non la mentalità dietro ad esso. Forse con il tempo cambierà anch’essa ma in realtà starai solo castrando un pensiero, quindi con pochissima speranza di cambiarlo davvero. Anzi, con ogni probabilità ne starai solo esacerbando gli aspetti, come in effetti sta accadendo.

Nella testa dell’essere umano, la discriminazione in senso negativo diventa parte del DNA, in quanto meccanicamente predeterminata dalla morale, dall’ambito culturale, da quello educativo e da quello sociale.

Se sei nato in un paese cattolico, tenderai a discriminare chiunque professi un’altra religione (e lo stesso vale se sei nato in un paese musulmano). Se sei nato di sesso maschile in un paese arabo difficilmente penserai alle donne come ad esseri liberi al pari tuo (e paradossalmente, se sei nato di sesso femminile nello stesso paese, potresti trovare corretta questa visione). Se sei nato in Giappone, in una famiglia di elevato livello sociale e storico, avrai il concetto di Giri completamente intessuto nella tua visione.

Quindi non è la legge che potrà cambiare le cose, non è la condanna ma la presa di consapevolezza della vita reale.

La discriminazione non può neppure essere combattuta sul piano culturale. C’è un unico piano possibile: la crescita interiore ed il conseguente progressivo risveglio.

Quando l’essere umano capirà che maschi e femmine sono diversi e complementari e non inferiori o superiori, che i gusti e le abitudini sessuali sono una questione esclusivamente privata (pedofilia a parte sulla quale prima o poi scriverò qualcosa ma che qui mi limito a dire che è da stroncare senza pietà), che il colore della pelle non ha nessun significato, e che le religioni sono fatte per chi non è pronto per la spiritualità ma che comunque non dovrebbero in alcun modo influire sul modo in cui si trattano gli altri esseri umani, solo allora la discriminazione cesserà di esistere.

Non succederà mai in un unico istante (a meno del proverbiale miracolo) ma sarà una (purtroppo) lenta, progressiva, faticosa scalata verso quellla che davvero possiamo definire civiltà ma che in questo momento non è mai stata più lontana dalle menti degli esseri umani e sarà in realtà la conseguenza di una aumentata consapevolezza interiore.

Ecco perchè, per ora, la discriminazione in tutti i suoi aspetti, è ben lontana dal lasciare la mente ed il cuore degli esseri umani, che credono di essere civili ma che, in realtà, dal punto di vista evolutivo, non sono ancora neppure alle prime classi dell’asilo.

Ricordatevi di essere eccezionali!

Ci si vede in giro!

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