Presenza del respiro
Si sente spesso parlare del presente, della presenza, peraltro a diversi livelli. Una cosa è certa: tutto ciò che è pensiero non è presente, tutto ciò che elabora la mente ordinaria, a meno di un particolare addestramento è nel futuro; tutto ciò che è emotivo comunemente detto è sempre nel passato, perchè è una risposta ad uno stimolo interno o esterno.
L’unica cosa che è sempre nel presente, perchè non ha scelta alternativa, è il corpo umano. Ma anche lui si muove, si trasforma e, ad ogni istante che passa, non è più lo stesso di un istante prima.
Come insegnano praticamente tutte le scuole, l’unico elemento perennemente nel presente è il respiro. Osservare il proprio respiro significa “bloccare” l’attenzione all’istante attuale. E infatti, quando si respira volontariamente, emozioni e pensieri tacciono completamente (provare per credere).
Ecco perchè la scienza del respiro (in india Pranayama, in giappone Kokyu-ho, in cina Qi-Gong etc. etc) è così diffusa nella storia antica di tutte le discipline legate allo sviluppo dell’essere umano. In più, la respirazione è l’unica cosa che può guidare l’energia interiore nella direzione e nella localizzazione desiderata (quanto meno fino a che non si apprende come farlo con la volontà).
Volete iniziare a sviluppare una qualche presenza? Iniziate con la respirazione volontaria, consapevole: inspiro ed espiro non automatici, ma guidati dalla volontà. Non serve modificare il respiro, all’inizio: è sufficiente respirare volontariamente. Il respiro a quel punto, in quanto osservato e volontario, inizierà a modificarsi spontaneamente, allungandosi progressivamente. Non intervenite e lasciatelo fare.
In questi momenti, noterete che pensieri ed emozioni prendono letteralmente la fuga. C’è un ottimo sistema per capire a che punto siete: se pensate, non state respirando volontariamente. Se state respirando volontariamente, il pensiero meccanico sarà fermo.
In questi momenti, state iniziando a sviluppare una presenza. Non è la vera presenza, quella è un po’ più avanzata come stato, ma sicuramente è una condizione di consapevolezza già diversa dal solito.
Con il tempo, potrete iniziare ad allungare volontariamente le fasi del respiro e procedere all’esecuzione di varie tecniche precise. Va da sé che dopo Pranapanagati (già illustrata in QUESTO POST), fareste meglio a farvi seguire da qualche istruttore di Pranayama, dato che con la respirazione, dopo un certo livello, non si scherza affatto e le modifiche e gli effetti fisici e psicologici che alcune tecniche come i Kriya possono produrre sono più che importanti!
Intanto però potete già mettervi alla prova: sedetevi immobili, silenziate il telefono, spegnete il computer e iniziate a respirare consapevolmente per 15 minuti al giorno, ogni giorno, per 40 giorni consecutivi. Il 41 esimo potrebbe riservarvi delle sorprese molto gradevoli e particolari. Saltate un giorno e dovrete ricominciare da capo. Dopo 41 giorni, dal 42 esimo, passate a 20 minuti al giorno.
Questa è la base. Fintanto che non la padroneggerete, inutile andare avanti. Provate e riprovate fino a che sarà una necessità irrinunciabile. Dopo ne riparliamo.
Ricordatevi di essere eccezionali!
Ci si vede in giro!




Penso ai ragazziin svizzera feriti proprio nel respiro….chissà che conseguenze….spero che con discipline olistiche ,non solo mediche possano superare questo enorme trauma!!! Ciao Franz!!
Penso che, una volta guariti, delle tecniche di respirazione potrebbero aiutarli ma non sono un medico e mi manca l’esperienza da questo punto di vista e, in casi come questi, dove c’è un danno fisiologico magari permanente, occorre una competenza in entrambi i campi (sia medico che appunto di tecniche respiratorie) per consigliare le tecniche corrette.
Ciao Claudia!