L’importanza del voto, a prescindere dalla scelta fatta.

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Chi segue questo blog sa perfettamente che la politica non è negli argomenti generalmente sviluppati; nonostante le apparenze al netto di uno sguardo superficiale, a tutti gli effetti nemmeno questo post lo è, perchè infatti tratta di come, almeno in teoria ed in senso generale, ci si dovrebbe comportare in merito a quell’attività definita “votare un referendum”, non tanto in quanto ricercatori, quanto perchè esseri umani dotati di raziocinio.

Orbene, il primo fattore su cui metto l’accento è sull’esercizio del voto, a prescindere dalle preferenze che verranno espresse in tale sede.

Quando un popolo rinuncia ad andare a votare “perchè tanto non cambia nulla“, può avere tutte le ragioni del mondo ma solo nel caso decida in modo unanime (ovvero come una sola anima) di boicottare totalmente un voto. In questo caso allora il segnale inviato al governo sarebbe quello di una totale mancanza di rappresentanza dello stesso nei confronti del popolo e quindi la sua completa delegittimazione come organo direttivo. In una società civile questo dovrebbe portare all’immediata decadenza del governo che dovrebbe dimettersi istantaneamente. Va da sé che in un paese il cui sistema governativo è composto prevalentemente da persone la cui unica mira è la permanenza in carica, questa di certo non sarebbe la conseguenza anche se, come dice il bardo “…sarebbe pur sempre qualcosa”.
Quando invece il singolo individuo, senza una decisione derivante da una superiore condizione di coscienza e consapevolezza, rinuncia ad esercitare il voto, di fatto mette il proprio diritto civile e sociale nelle mani del primo che passa, perchè non può sapere preventivamente quale sarà il risultato del voto e neppure, evidentemente, gli nteressa saperlo. Evidenzia quindi di fatto una rinuncia alla gestione della Res Publica cosa che lo rende soggetto privo di volontà e quindi indirettamente ma de facto privo di qualunque diritto in merito, tra cui ci dovrebbe essere anche quello del lamentarsi. Troppo spesso chi si lamenta lo fa a prescindere da come si comporta e, anzi, chi più si lamenta è sovente chi meno ha fatto per cambiare quelle stesse condizioni di cui si lagna.

Nel caso elettivo, se non consideriamo nessuno dei candidati degno del proprio voto, lo strumento adatto da usare non è quello di non andare a votare ma quello di non esercitare una scelta (la classica “scheda bianca”) il che significa consegnare le schede senza alcun segno e questo perchè qualunque atto diverso da quelli previsti per l’espressione della scelta annulla di fatto il voto, il che equivale a non essere andati al seggio.

Nel caso di un voto elettivo, se non andate a votare o scrivete qualunque cosa “estranea” sulla scheda elettorale, semplicemente il vostro voto non verrà contato, il che implica che verrà sottratto dal numero di votanti. Cosa implica? Semplicemente consegnare il proprio voto nelle mani di chi invece a votare ci va. Immaginiamo che gli aventi diritto al voto in un’elezione siano 100 e che ci siano 3 candidati, A, B, e C. Per estrema semplificazione immaginiamo che il voto sia a maggioranza assoluta, quindi vince il candidato o i candidati (in caso di alleanza) che ottengono più voti.

Se nell’elezione 20 elettori annullano la propria scheda, la maggioranza verrà calcolata su 80 voti, quindi pari o superiore a 41. A ottiene 39 voti, B 29, C 12 voti. Nessuno ha la maggioranza assoluta. B e C si alleano, ottengono 41 voti e vanno al governo, nonostante A abbia avuto il maggior numero di voti.

Se nell’elezione 20 elettori votano invece scheda bianco, la maggioranza sarà calcolata su 100 voti, quindi pari o superiore a 51. Con gli stessi voti di prima, di nuovo la maggioranza assoluta non ce l’ha nessuno ma se anche B e C si alleano, comunque non ci arrivano (41 contro 51 necessari). Però se A e C si alleano ottengono 51 voti e vanno al governo, un risultato completamente diverso rispetto al primo!

Nel caso di un referendum senza quorum, come nel caso del prossimo a Marzo, se tutti o quasi gli aventi diritto vanno a votare, il referendum è effettivamente espressione della volontà del popolo. Se a votare ci vanno la metà, non cambia nulla: il risultato sarà deciso da coloro che hanno espresso un voto valido. Se ci fosse un’affluenza (ipotesi tutt’altro che remota) del  30%, questo significherebbe che il 70% degli aventi diritto al voto di fatto delega il rimanente 30% a decidere per loro (per poi lamentarsi di ciò che da quel 30% viene deciso).

Questa non è più democrazia, ma idiozia allo stato puro!

Il secondo fattore su cui metto l’accento è sulla capacità di votare l’oggetto del voto e non altro. In altre parole, se il voto implica ad esempio una scelta tra A e B, operare una scelta tra questi due fattori esclusivamente con riferimento ai due fattori stessi e non ad elementi esterni.
Ad esempio in un’elezione, votare per negazione (voto A perchè mi sta sulle palle B), significa non avere la capacità di comprendere CHI stiamo andando davvero a votare e, va da sé ancora una volta rinunciare ad esercitare il discernimento.

Oppure, sempre nel caso del referendum, votare la scelta che più penalizza questa o quella fazione; in questo modo stiamo esprimendo il nostro volere contro la fazione che consideriamo in qualche modo “nemica” e non verso l’oggetto del voto.

Un referendum non è la sede per votare a favore o contro un partito, un’idea o un governo. In un referendum il cittadino esercita la propria sovranità costituzionalmente sancita esprimendo il proprio voto in merito all’oggetto del voto. Se esprime la propria preferenza per qualsiasi altro motivo sta abdicando quella sovranità perchè quando decide sulla materia referendaria, chi vota ha la certezza che la sua espressione, insieme a quella degli altri votanti, farà la differenza e sta quindi esercitando la propria sovranità costituzionale; per contro, come detto sopra, quando vota per o contro la fazione che ha promosso il referendum non sta facendo nulla di efficace. Insieme agli altri votanti il suo voto non avrà un effetto diretto sulla legittimazione della fazione perchè oggetto del voto non è la legittimità governativa di chi lo ha proposto.

Per semplificare: ti piace la pasta al ragù. Arriva lo chef e ti dice: “Scegli, preferisci al ragù o cacio e pepe?”. Tu sai che che il piatto forte dello chef è il ragù ma lui ti sta profondamente sulle croste. Quindi scegli la cacio e pepe per fargli dispetto. Lui ti porta la cacio e pepe (fatta pure male) quindi tu mangi qualcosa che non ti piace, fatto male e paghi lo stesso il conto e te ne vai, fiero di avergli fatto un dispetto e sperando che anche altri facciano come te e che alla fine il locale chiuderà perchè lo chef si sentirà un fallito.

Ma lui (lo chef) continua a fare il suo lavoro. Nella migliore delle ipotesi, smetterà di proporre il ragù perchè non lo vuole nessuno, imparerà  a far meglio la cacio e pepe, non chiuderà il locale (perchè dovrebbe farlo visto che di clienti ne avrà tanti?) e continuerà a guadagnare e a starti sulle croste, mentre tu avrai perso l’occasione di mangiare un fantastico ragù.

Con riferimento al post precedente, in questo caso la scelta tra, ad esempio, “SI” o “NO” è una scelta correttamente obbligata. O sei d’accordo oppure no, non ci sono alternative terze disponibili o occultabili.

Il terzo fattore su cui metto l’accento è la capacità di votare in modo indipendente secondo scienza e coscienza. Questo implica informarsi approfonditamente sulla materia del voto e prendere una decisione basata da un lato su fattori quanto più oggettivi possibile e dall’altra sul proprio buon senso (ammesso che se ne sia in possesso, ovviamente). Ricordo che uno dei principi della legislazione di quasi tutti i paesi è che “la legge non ammette ignoranza“. Se rinunci alla tua scelta perchè ritieni di non capire la materia di voto, stai semplicemente rinunciando  ad informarti su qualcosa che, in quanto cittadino, è tuo dovere conoscere. Nessuno ti chiede di essere uno statista né un avvocato, ma è richiesto che un cittadino faccia tutto quanto in suo potere per comprendere la materia di voto. Chi vota “come tizio” perchè non comprende la materia di voto commette un errore, anche se fosse per qualche motivo completamente ignorante. Anche in questo caso estremo infatti potrebbe si rivolgersi a qualcuno di fiduca ma non per farsi dire come votare quanto per farsi spiegare in termini comprensibili la materia di voto. Essere ignoranti non preclude affatto la possitiiblità di avere o sviluppare buon senso.

Votare come dice qualcun altro per i più disparati motivi, oppure secondo ideologia o ancora peggio secondo quello che indica un partito, è ancora una volta abdicare il proprio diritto di partecipazione alla gestione della Res Publica a un ente terzo, per ideologia e non per discernimento, per pigrizia e non per scelta. In questo caso si abdica la propria sovranità (quella che in costituzione è sancita dal secondo “punto” dell’articolo 1) e non è poco.

Tutto quanto espresso sopra vuole essere qualcosa di molto sintetico e generale; è ovvio che possono sempre esserci eccezioni ma dovrebbero appunto essere tali e non la norma.

Le cose cambiano quando a dover esprimere il proprio voto è qualcuno che si definisce “Ricercatore“. Allora tutto quanto detto costituisce una modello elementare quanto scontato di azione.

Il Ricercatore infatti esercita o dovrebbe esercitare il proprio sentire (che non è il sentimento) muovendosi in direzione di ciò che il proprio interiore gli suggerisce. Ricordiamoci che un Ricercatore non basa la propria vita o la propria visione sugli istinti e sui bisogni di base che regolano i comuni individui ma sul sentire e sulla traenza interiore. Ne ho parlato già tante volte ma in estrema sintesi entrambi i fattori implicano una più profonda aderenza al proprio Essere e una già acclarata capacità di ascoltarne il linguaggio oltre che una robusta capacità raggiunta di discernere i bisogni della personalità dai richiami dell’interiore. Infine, come si suol dire “last but not least” se un Ricercatore non è capace di fare lo sforzo verso sapere e Conoscenza di ciò che non sa e non conosce, come può definirsi tale?

In questo caso quindi come si può immaginare il paradigma cambia completamente ma è anche vero che ad un Ricercatore tutto quanto potrei dire è già cosa nota e non vedo quindi perchè tediarlo con quella che sarebbe a tutti gli effetti una profonda mancanza di rispetto.

A tutti gli altri, sia a chi si crede ricercatore senza esserlo che a coloro che si pongano sinceramente la domanda su cosa farebbe un vero Ricercatore in questo caso, allora quanto sopra espresso si presume possa essere di aiuto per un aumentato discernimento.

Ricordatevi di essere eccezionali!

Ci si vede in giro!

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