Lo Spazio della Pratica
Molte volte uso termini come “spazio” e “dimensione”. Lo faccio intendendo con essi uno spazio vero e proprio, un ambito che potremmo dire che fa riferimento ad un insieme di condizioni che descrivono un luogo o un insieme preciso.
Questa definizione in realtà è una scusa per condividere qui un’immagine (ottenuta prendendo praticamente a frustate una IA generativa) che rappresenta abbastanza fedelmente una dimensione realmente esistente e che definisco “lo Spazio della Pratica”, una dimensione di somma importanza per chiunque, ovunque e in qualunque istante. L’immagine è la stessa che fa da “copertina” al video, ma essendo l’originale in alta definizione (4,5 MB) ve l’ho zippato e potete scaricarlo cliccando su QUESTO LINK
E’ un non-luogo, o meglio un luogo che determina e definisce il proprio spazio-tempo. Non si trova quindi nel nostro continuum, se vogliamo chiamarlo così ma è comunque un luogo effettivamente esistente. E’ quello spazio cui tutti i praticanti accedono nell’istante in cui si siedono appunto a praticare meditazione (ovviamente parlo di pratica reale, non di riscaldamento del cuscino).
E’ un luogo meraviglioso, la cui energia è così vibrante da essere nettamente percepibile fisicamente, anche perchè ovviamente non è un luogo prettamente materiale, ed è un “posto” in cui è possibile trovare una enorme compassione ed un senso di fratellanza completamente sconosciuti su questo pianeta sconsiderato. La qualità che vi regna non è descrivibile a parole: è una caverna così enorme che dal centro non se ne vedono quesi i confini (quindi molto più dilatata di quello che mostra l’immagine). Sulle pareti inclinate sono scavate migliaia di file di “gradini” su cui si posizionano un’infinità di esseri in meditazione. Sul fondo della caverna è lo stesso e ci sono milioni di fiaccole che illuminano il tutto. Al centro della caverna c’è un piccolo spazio rotondo vuoto, poche decine di metri, delimitato da una fila di esseri i cui corpi sono incredibilmente luminosi (nell’immagine vedete il cerchio di luce dorata che formano). Proprio al centro del cerchio c’è un piccolo rialzo dove poggia una gemma, una via di mezzo tra un diamante e un rubino, di dimensioni enormi, che proietta un raggio di luce verso l’alto, raggio che poi esce da un foro rotondo posizionato sulla volta della caverna.
Non chiedetemi cosa ci sia “fuori” perchè non lo so; so solo cosa c’è all’interno: uno spazio cui accedono tutti i praticanti di tutte le epoche e di tutto l’universo, indifferentemente da quando siano effettivamente esistiti, da quale sia il loro pianeta di origine e anche da quale sia il loro piano di esistenza. E’ un luogo in cui è possibile trovare esseri che, nella loro dimensione di origine, si sono seduti a praticare migliaia di anni fa, insieme ad altri che ancora non sono nemmeno ancora nati (o generati), ad altri che non vivono in questo “sistema solare” e altri che stanno praticando proprio su questo pianeta come su altri proprio ora.
Questo luogo è completamente avulso dal nostro spazio-tempo, come dicevo prima, ma ognuno, nell’istante in cui si siede a praticare, ci finisce dritto dritto; il fatto che ne sia consapevole o che lo possa vedere o percepire è del tutto ininfluente e dovuto unicamente alla sua consapevolezza ed alla profondità della sua meditazione, ma è un luogo in cui è possibile ricevere per trasmissione diretta insegnamenti di enorme importanza e incredibile spessore, anche se non ci si accorge di esserci finiti dentro. E’ un luogo di una sacralità inconcepibile, santificato dalla compassione e dalla presenza di tutti i praticanti e, a volte, da quella di esseri la cui levatura è totalmente indescrivibile a parole.
In occasioni come quella del Wesak appena trascorso, è più facile sentirsi in questo luogo e a volte anche vederlo proprio, se siamo abbastanza allineati. A volte si percepisce solo come “non solitudine” altre volte se ne sente la qualità altre volte (e quando accade credetemi se vi dico che è un’esperienza che lascia il segno) ci si ritrova lì, seduti sul pavimento o su uno dei gradini, circondati dai nostri fratelli di ogni ordine, grado, iniziazione e levatura spirituale. Lì l’immobilità regna sovrana, il silenzio è praticamente solido, dotato di vita propria e l’energia percepibile è di una qualità totalmente sconosciuta. Essere consapevoli di essere seduti in quel luogo, poterlo vedere direttamente e poterci praticare consapevolmente è un dono inestimabile. Lì la meditazione non è nemmeno uno stato di coscienza ma l’unico possibile stato di esistenza. In quel luogo ho ricevuto alcuni degli insegnamenti più incredibili cui ho avuto la fortuna e l’onore di aver avuto accesso.
Lo so, la tradizione vorrebbe che queste esperienze rimanessero segrete o quanto meno private, quindi perchè ne parlo? Perchè ho la speranza che condividerne l’esistenza possa produrre per qualcuno un’entratura in questa meravigliosa dimensione, come è successo ad alcuni in passato quando abbiamo praticato assieme (e che in un’occasione se la sono pure comprensibilmente “fatta sotto”).
In questo momento oscuro credo che alcune cose siano fondamentali.
Primo: non credere di essere soli perchè non lo siamo!
Secondo: accedere a dimensioni di luce, dato che l’oscurità sembra essere ovunque e in esse trovare ristoro e calore.
Terzo: cogliere realtà che non siano così completamente effimere come quella in cui sembriamo essere stati confinati.
Quarto (ma forse più importante): scaldare il nostro cuore e fare in modo che possa riscaldare chiunque ci stia vicino.
Siamo arrivati al punto in cui chi può praticare lo deve fare appena può, e chi può vedere l’illusione cerchi dimensioni di maggiore verità e ad esse faccia riferimento (qualcuno può chiamare questo atto “preghiera“).
Ricordatevi di essere eccezionali!
Ci si vede in giro (e buon viaggio se vi capita!).


