Dalle nebbie del tempo: verità, blues e nota storta

La neb­bia di oggi, ori­gi­na­ria­men­te pub­bli­ca­ta nel luglio 2009

La ricerca della verità, il blues e la nota storta.

Pub­bli­ca­to ori­gi­na­ria­men­te il: 27/07/09.

Vi è mai capi­ta­to di ascol­ta­re un pez­zo blues e ave­re la ten­ta­zio­ne di pie­ga­re la testa di lato? O il cor­po? O di muo­ver­vi in modo stra­no, pie­gan­do comun­que qual­che par­te del corpo?

La cau­sa è quel­la che in ger­go si chia­ma “la nota stor­ta”, o “blue note”

In real­tà non è la nota ad esse­re “stor­ta”, ma l’in­ter­val­lo, ovve­ro la dif­fe­ren­za che pas­sa tra la tona­li­tà del­la domi­nan­te e la nota stes­sa. La blue note è una nota di quin­ta o set­ti­ma mag­gio­re, abbas­sa­ta di mez­zo tono e cala­ta anco­ra un po’.

Per capi­re cosa inten­do, c’è que­sto video di Yng­wie Malm­steen, in cui que­sta spe­cie di alie­no suo­na un pez­zo che, pur non aven­do alcu­na pro­gres­sio­ne clas­si­ca del blues, appa­re estre­ma­men­te “stor­to”.

La ragio­ne è che Yng­wie uti­liz­za degli inter­val­li “male­det­ti” nel­le sue sca­le, con ter­ze e quin­te dimi­nui­te, in cui la dimi­nui­ta è un po’ più bas­sa di quel­lo che dovreb­be. Da qui il sound “blues” di que­sto bra­no, che in real­tà sul­la car­ta non ha nul­la di blues (Mi mino­re, Sol # mino­re, Do# mino­re e poi anco­ra Mi mino­re) ma che lo ricor­da tremendamente.

Ora voi direte:

“Ma scu­sa Franz, che caz­zo c’az­zec­ca il blues con la ricer­ca del­la verità?”

C’az­zec­ca per­chè anco­ra una vol­ta non è la nota a fare il gio­co, ma l’in­ter­val­lo. Ovve­ro la dif­fe­ren­za. La “blue note” non esi­ste sen­za una tona­li­tà rispet­to a cui essa sia “stor­ta”. La blue note esi­ste solo all’in­ter­no di una melo­dia in cui essa sia tale.

La blue note è qual­co­sa che, fic­ca­ta all’in­ter­no di una sca­la, la ren­de “stor­ta”, sdruc­cio­la. In qual­che modo stra­no direi che ren­de neces­sa­rio il “pas­sa­re oltre” in quel­la stes­sa sca­la, risol­ve­re l’in­ter­val­lo e sal­ta­re all’ot­ta­va succcessiva.

Il nostro cor­po gio­ca tut­to sul­la dif­fe­ren­za. Tene­te una mano immo­bi­le, appog­gia­ta ad un tavo­lo per un tem­po suf­fi­cien­te e vedre­te che non sare­te più in gra­do di capi­re in che posi­zio­ne è mes­sa. Sono i recet­to­ri epi­der­mi­ci che, pro­get­ta­ti per fun­zio­na­re su una dif­fe­ren­za di pres­sio­ne, quan­do con­ti­nua­no a rice­ve­re uno sti­mo­lo sem­pre ugua­le, van­no in tilt.

La dif­fe­ren­za è quel­lo che l’es­se­re uma­no è in gra­do di coglie­re. Nel caso del blues, que­sto è par­ti­co­lar­men­te evi­den­te. La blue note infat­ti è una dif­fe­ren­za tra come la nota dovreb­be logi­ca­men­te esse­re e come inve­ce è veramente.

Stor­ta, appun­to. Come la nostra percezione.

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