Che cosa è la fiducia?
La prima risposta, la più diretta è: una stronzata! Ma partiamo dalle basi.
Il termine fiducia ha la stessa radice etimologica di “Fede”. Più o meno tutti sanno cosa sia la fede ma pochi sanno che l’etimologia latina non è l’unica, ce n’è anche un’altra che deriva dal sanscrito e che fa riferimento al cuore, o meglio al “riporre nel cuore”.
Come sempre, abbiamo diverse ottave da analizzare, tra cui la più bassa è quella tipica della cultura attuale. La fiducia è quella cosa che si accorda a qualcuno, il credere in qualcuno (“ho fiducia in te”) o anche in sé stessi. In entrambi casi si tratta appunto di “credere”, ovvero un atto del tutto soggettivo (ricordate che stiamo analizzando l’ottava bassa) che cessa nell’istante stesso in cui la persona in cui riponiamo la nostra “fiducia”, la tradisce. Il che, ovviamente, è praticamente certo che avvenga, anche perchè solitamente basta qualunque atto da noi non previsto o non contemplato, quindi non necessariamente un atto grave, per negare la suddetta fiducia (e qui torniamo a quanto detto in un post precedente che trovate QUI), con le conseguenze ben note (“non so più chi sei”, “di te non ci si può fidare” etc. etc). Questo avviene in modo particolare nella sfera affettiva, dove si pretende che l’altro esista solo per noi ma non solo nel presente, anche nel futuro (che non è ancora avvenuto e ancora non esiste) e nel passato (che invece è già avvenuto e non esiste più). In poche parole la fiducia abitualmente considerata tale è basata, una volta in più, sulla morale e sull’ideologia personale. Non ha quindi assolutamente nulla di oggettivo e neppure nulla di sensato.
In ottava bassa la fiducia è quindi quanto detto in partenza: una stronzata.
Se ci solleviamo però appena un po’ ecco che la cosa cambia praticamente subito e in modo incredibilimente complesso. Prendiamo proprio il significato che ci deriva dal Sanscrito (lingua che, ricordo, è considerata la più adatta a descrivere argomenti esoterici e spirituali).
Nonostante ne abbia parlato sinteticamente in QUESTO POST, mi sento di entrare un po’ più a fondo nell’argomento. Quel “riporre nel cuore” è davvero un concetto, o meglio un principio, di suprema complessità. In estrema sintesi, la fiducia in ottava alta non ha nulla a che vedere né con il credere qualcosa, nè con l’averne speranza e ancora meno con il sapere tutto dell’altro. In questo ambito la fiducia è qualcosa che deriva direttamente da tre altre grandezze: la consapevolezza, il sentire e la volontà (mi sembra di sentire la voce di un mio caro amico romano dire: “me’ cojoni… hai detto niente!”).
La consapevolezza interviene nel renderci consapevoli di cosa alberga nell’altro, delle sue traenze, del suo livello evolutivo etc. etc. ma soprattutto parliamo della NOSTRA consapevolezza. Avere fiducia in noi stessi è qualcosa che non esiste perchè se non ci conosciamo profondamente la fiducia in questione altro non è che un azzardo. Cosa diversa avviene quando tramite consapevolezza iniziamo ad avere “contezza” di noi e dei nostri mezzi. Allora non serve fidarsi di sé stessi quanto conoscere correttamente l’argomento e quindi da un lato sapere cosa possiamo o non possiamo fare, mentre dall’altro, tramite un utilizzo corretto della mente, ipotizzare con la dovuta consapevolezza dei limiti intrinseci di tale atto, quello che ancora non siamo certi di poter fare ma che riteniamo possibile o meno. Attenzione che non parlo di consapevolezza ordinaria, ma di quella consapevolezza che in realtà sfocia nel sentire e che fa quindi riferimento all’atto di cogliere qualcosa che conteniamo anche se a livello cognitivo non ne abbiamo completa conoscenza. Quella che alcune persone sperimentano come fiducia in loro stessi, e che permette loro a volte di compiere autentici miracoli, è una sorta di “conoscenza cieca” di ciò che davvero contengono, anche se non compreso a livello razionale.
Ma il vero momento in cui si accede all’ottava alta della fiducia è quando “riponiamo nel cuore” un’altra persona. Allora avviene che quella persona viene completamente accolta al nostro interno e non ne uscirà più. Questo implica che qualunque cosa dica, faccia, pensi o ritenga quella persona non cambierà di una sola virgola il modo in cui noi l’abbiamo accolta. Persino la morte non potrà sciogliere questa accoglienza perchè è un processo interiore, quindi indipendente da qualunque struttura transitoria e deperibile quale il corpo fisico, quello mentale o quello emotivo.
E’ un legame molto difficile da sciogliere e che non può in alcun modo essere “tradito” perché quella posizione non richiede nulla in cambio: né sincerità né tanto meno completa apertura e neppure, in ultima analisi, richiede di essere ricambiata o conosciuta dall’altra persona. Possiamo dare questa fiducia a qualcuno senza che costui o costei se ne accorga nemmeno. Possiamo accoglierlo in noi senza che quella persona faccia altrettanto.
Per somma sostanza certo che, se la persona saprà di essere accolta in tale modo saprà anche che chi la accoglie per lei ci sarà sempre, in ogni momento, in ogni circostanza, a dispetto di qualunque cosa. E non è poco. Per quanto mi riguarda è un tesoro inestimabile.
E’ un legame di una profondità quasi del tutto sconosciuta dal genere umano, che si crea raramente anche in una sola direzione ma che quando si crea reciprocamente è incredibilmente raro e rappresenta un rapporto che, dal punto di vista sottile, possiede una sua luce ed una sua unica vibrazione che lo rendono assolutamente riconoscibile da qualunque essere indipendentemente dalla sua provenienza.
Avere la fortuna di essere partecipi di questo livello di fiducia (se vogliamo ancora usare questo termine) significa anche avere la possibilità di sperimentare aspetti dell’amore ordinariamente non accessibili e quindi percorrere sentieri evolutivi del tutto particolari. Guardate l’immagine a corredo di questo post: la bimba che ride e si diverte come una matta quando il papà la lancia per aria; lei non “crede”… lei “sa perfettamente” che il suo papà non la lascerà spiaccicarsi al suolo e quindi si gode l’esperienza in tutto e per tutto.
In conclusione consentitemi un po’ di prosaica retorica personale: adesso capite perchè ritengo la fiducia nel senso comune del termine una vera stronzata?
Ricordatevi di essere eccezionali!
Ci si vede in giro.



