Che cosa è l’ordine?

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Credo che chiunque sappia cosa significhi “ordine”, riferito alla disposizione di oggetti: una stanza in ordine, una casa ordinata etc. etc. sono concetti noti a tutti. Ma la verità è che, benché praticamente chiunque sia in grado di riconoscere una condizione di ordine, pochissimi sono in grado di definire il termine.

“Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa” non è una definizione di ordine, per il semplice motivo che sposta semplicemente la prospettiva senza modificarla: cosa ti permette di definire che ogni cosa è al posto giusto? E siamo al punto di partenza.

Molti potranno dire che delle cose sono in ordine quando disposte secondo serie regolari, ad esempio in fila, oppure lungo un quadrato, un cerchio o altro. Il che in qualche modo ci starebbe pure perchè “Ordo, Ordinis”, l’etimologia latina del termine, in effetti significa anche “regolare”, “in serie” ma di nuovo non si arriva a definire il termine. Che cos’è l’ordine? E perchè è così soggettivo? Perchè una persona può ammucchiare cose e vederle come ordinate al punto di ritrovarne una in mezzo ad altre centinaia più rapidamente di Google e un’altra vedere solo un gran casino?

Credo che un primo livello della faccenda sia: lo schema. Le cose appaiono in ordine quando sono disposte secondo uno schema che possiamo percepire, anche se solo a livello inconscio. Ci sono schemi riconoscibili da tutti che, quando utilizzati nella disposizione delle cose, fanno apparire l’ordine agli occhi appunto di tutti. Altri schemi invece sono presenti a livello soggettivo e quindi non corrispondono da una persona ad un’altra; in questo caso chi vede quello schema vedrà ordine mentre chi non lo vede vedrà caos.

Se però portiamo a un livello più elevato l’esperienza di “ordine” ecco che gli schemi escono dall’equazione per lasciare lo spazio ad un altro concetto, quello di “armonia”; l’ordine viene percepito come tale quando degli oggetti, per fare un esempio, sono disposti in modo armonico. Ok, ma cosa significa “armonico”? Perchè se non sappiamo cosa significa siamo ancora al punto di partenza. Qui l’etimologia ci viene in aiuto in modo risolutivo. Armonia viene dal greco, dove il termine importante è la parte iniziale “ar” che definisce l’unire, il connettere e che è alla base anche dell’etimologia di “ordine”.

Per traslato quindi ciò che è armonico è ciò che tende all’unità, alla connessione. Per questo l’ordine è, di fatto, un’armonia tra oggetti (se riferito ad essi). Noi riconosciamo come ordinato ciò che è armonico. Ed è per questo che l’ottava bassa è quella vista prima: il riconoscimento di uno schema. Ma mentre quest’ultimo può essere soggettivo, oppure oggettivo ma non percepibile da tutti, l’armonia è un principio oggettivo, che tutti colgono ed è l’ottava alta dell’ordine.

Che poi ci siano persone che schifano tutto ciò che è armonico… beh questo ovviamente è tutto un altro paio di maniche…

Il disordine, sempre secondo quanto detto prima, viene visto quando si coglie la mancanza di uno schema, di armonia.

Ora però facciamo attenzione perchè come sempre, gli eccessi di una cosa danno inizio al suo opposto (avete presente lo Yin e lo Yang? In ogni aspetto è presente il seme del suo opposto e la natura duale della materia la fa oscillare da una parte all’altra). Quindi un eccesso di ordine è spesso disarmonico tanto quanto il disordine; avete presente quando si dice: troppo bello per essere vero? Ecco, al di là di percezioni statistiche sulla ricorrenza della sfiga e di tendenze al pessimismo, quando diciamo quella frase è perchè abbiamo colto proprio quest’ultimo aspetto: troppo ordine non può essere naturale, perchè in tal caso è come togliere il pallino all’interno dei due pesci del simbolo del Tao: manca qualcosa, qualcosa di importante e fondamentale, cosa che porta a perdere la percezione dell’armonia.

E infatti, per fare un esempio, spesso l’ordine maniacale è appunto simbolo di un problema psicologico, psichico oppure mentale più o meno grave, tanto quanto il disordine esagerato.

Non per niente nella cultura giapponese antica, dove il minimalismo e l’ordine perfetto erano appunto perseguiti in modo maniacale come ricerca dell’armonia suprema, potevate sempre trovare un singolo dettaglio, anche minuscolo che non c’entrava niente con tutto il resto. Si trattava proprio del “pallino” del Tao, di quella minuscola imperfezione che rendeva perfetta e percepibile l’armonia del tutto.

E sempre rimanendo in tema di Giappone, per chi ha visto “l’ultimo samurai”, la scena in cui muore Katsumoto è proprio una sintesi di tutto quello detto sopra. Un attimo prima della morte, in un lampo di lucida chiarezza, Katsumoto percepisce l’armonia di tutti i boccioli e quindi ne coglie la perfezione che fino a quel momento gli era sfuggita. La sua ultima frase è, in buona sostanza, la sintesi della sua realizzazione: “Perfetti! Sono tutti perfetti!”. E guardate che non è cosa da poco quellla che gli accade: la realizzazione dell’unità sul piano, presumo, emotivo (pensate che Ueshiba Morihei, dopo averla sperimentata, non solo “vide” la sintesi energetica delle tecniche dell’Aikido, ma ne sintetizzò la formalizzazione).

Ricordatevi di essere eccezionali!

Ci si vede in giro!

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